3 marzo 2022

Ansia
Stress

Ansia: sintomi fisici e mentali

Ansia, paura e fobia hanno le stesse manifestazioni fisiologiche (palpitazioni, sudorazione, etc.). Tuttavia, differiscono tra di loro, infatti:

  • La fobia è una paura ingiustificata e/o sproporzionata rispetto a uno stimolo;
  • L’ansia è uno stato di apprensione generalizzato senza che ci sia una prospettiva di uno stimolo reale.

La fobia, però, può portare a soffrire di attacchi d'ansia generalizzati e panico. Per questo motivo, tutti questi disturbi psichiatrici vengono considerati allo stesso modo in metodologie di trattamento non troppo differenziate le une dalle altre. Vuoi scoprire qualche dettaglio in più in merito all'ansia e a tutti i sintomi che ne derivano? Ottimo, allora non possiamo fare altro che consigliarti di continuare nella lettura del nostro articolo, perché stiamo per analizzare questi aspetti in maniera specifica e dettagliata, in modo tale da rendere decisamente più chiaro tutto ciò che è importante sapere in merito. Ti auguriamo quindi una buona lettura!

 

Cos'è l'ansia?

Dovendola definire, si può pensare all'ansia come una spiacevole sensazione di nervosismo, di preoccupazione, che può essere del tutto fisiologica se causata da eventuali fattori esterni. È però di interesse psichiatrico e psicoterapeutico il disturbo d'ansia generalizzato, il quale consiste in questi attacchi di ansia decontestualizzati, che si presentano anche quando non è presente un fenomeno a causarla. Questo disturbo patologico si presenta con una certa frequenza durante le giornate di chi ne soffre e ha una durata decisamente superiore all'ansia "fisiologica"; in poche parole, può impedire il corretto svolgimento delle giornate. Infatti, chi soffre d'ansia generalizzata, può anche arrivare ad avere delle importanti fobie in tal senso, proprio per terrore che accada da un momento all'altro e interferisca in situazioni quotidiane. Questo stato di ansia tende poi ad espandersi nel contesto familiare, senza che però il paziente sia consapevole di avere questo tipo di disturbo. Infatti, questa tipologia di comportamento viene visto da chi lo vive e da chi gli sta intorno come una semplice questione caratteriale. Inoltre, circa il 50% dei soggetti ricoverati per altri motivi nei reparti ospedalieri risulta avere l’ansia generalizzata e, secondo le statistiche più recenti, per quanto riguarda la probabilità di ricovero, l’avere l’ansia generalizzata determina un forte aumento di essere ricoverati per una malattia concomitante di altra natura. L'ansia si può esplicare in differenti tipologie di disturbi, comprese le ansie sociali, quelle da prestazioni, nonché gli attacchi di panico nei quali può sfociare il disturbo d'ansia generalizzato.

 

Quali sono i sintomi generali dell'ansia?


I sintomi dell'ansia si possono distinguere in due differenti tipologie:

  • I sintomi acuti: palpitazione, sensazione di soffocare, nodo alla gola, incapacità di deglutire, minzione frequente, sintomi gastroenterici che vanno da nausea, vomito, diarrea;
  • I sintomi post-critici: sensazione di affaticamento, spossatezza.

I sintomi acuti sono quelli che si presentano nelle fasi iniziali, mentre quelli post-critici, come si può anche intendere direttamente dal nome, sono quelli relativi ai minuti o alle ore dopo aver avuto uno spiacevole attacco d'ansia. Il problema in realtà è più ampio. Esistono anche sintomi associati a delle sensazioni strane, ad esempio la paura di sbandare, la sensazione di camminare su un tappeto di gomma, come anche sintomi pseudo neurologici: formicolii, sensazione di anestesia, sensazione di mancanza di contatto col terreno. Sintomi ancora più rari (10% dei casi), invece, sono la derealizzazione e la depersonalizzazione, cioè la sensazione che il mondo ed il nostro corpo siano estranei, una sensazione di perdita di contatto con la realtà.

Quindi, se dovessimo raggruppare tutti i sintomi che si presentano nel caso degli attacchi d'ansia generalizzata, diremmo che ci sono:

  1. Sintomi che vanno per apparati;
  2. Sintomi che si raggruppano sotto la paura di morire;
  3. Sintomi che si raggruppano sotto la paura di impazzire.

I sintomi legati alla paura di morire (sintomi cardiovascolari, respiratori, gastroenterici in parte) hanno una frequenza molto alta, ma una buona risposta al trattamento; quelli della paura di impazzire e dei sintomi neurologici hanno frequenza molto più bassa, ma una risposta al trattamento più lenta.

 

donna seduta in ansia

Qual è il trattamento previsto per i casi di disturbi di ansia generalizzati?
 

Il problema della cura dell'ansia generalizzata è sempre stato dibattuto perché da una parte ci sono le tecniche cognitivo-comportamentali, quindi la psicoterapia, e dall’altra i farmaci. Inoltre, esistono delle problematiche legate al trattamento cognitivo-comportamentale in quanto si tratta di una terapia su medio-lungo termine. Per quanto riguarda i farmaci, tendenzialmente agiscono meglio sugli attacchi di panico. Per questo motivo, di solito, la terapia migliore è combinata: farmacologica e cognitivo comportamentale. Tuttavia, molto spesso, i pazienti hanno atteggiamenti riluttanti verso l'uso dei farmaci; quindi, è fondamentale per il professionista dare una corretta spiegazione del trattamento. Inoltre, a causa della forte sensibilità terapeutica dei farmaci impiegati nel trattamento di questo disturbo, è necessario partire con micro dosi iniziali, con progressiva crescita, tenendo sotto controllo il paziente e indirizzandolo verso la psicoterapia in associazione. Relativamente alla durata del trattamento, questo è un discorso parecchio complicato perché, pur essendoci un percorso specifico da seguire, la prima cosa da fare è affrontare il tema con il paziente e renderlo consapevole di tale disturbo.

 

I disturbi di panico: tutto quello che c'è da sapere in merito
 

Il primo che è stato in grado di distinguere i disturbi di panico è uno psichiatra di New York che negli anni ’70 dirigeva una struttura psichiatrica i cui pazienti lamentavano costantemente disturbi di vario genere. A lui venne in mentre di somministrare ai suoi pazienti un farmaco antidepressivo svizzero che in realtà non era un sedativo, come avevano sempre somministrato, era bensì un attivante. Dopo un mese, il farmaco pareva avesse bloccato le crisi acute e i pazienti non andavano più a lamentarsi dagli infermieri!
Ecco che vennero distinte crisi acute (attacchi di panico) e il disturbo (cronico) di panico, il quale venne inserito nel DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali), diventando un nucleo fondamentale dei disturbi d’ansia.

Il disturbo di panico è formato da tre componenti:

  1. Presenza di attacchi di panico.
  2. Presenza costante di ansia anticipatoria (paura del paziente che gli possa venire un attacco di panico).
  3. Presenza di condotte di evitamento (evitare ruoli o comportamenti che possano far venire un nuovo attacco).

L’attacco di panico di per sé è un fenomeno universale, può capitare a tutti almeno una volta nella vita. L'attacco di panico non è altro che una manifestazione di scompenso del sistema neurovegetativo, ovvero quello che si occupa della gestione del battito del cuore, del respiro, della digestione, nonché della termoregolazione e dei riflessi. Se questo sistema è un po’ ipersensibile o mal regolato, succede che uno qualunque di questi meccanismi automatici si possa perdere. Quindi avremo mancanza di respiro, tachicardia, perdita di equilibrio, diarrea, sensazione di camminare su un tappeto di gomma. Questo è ciò che succede in quello che è definito un attacco di panico: di solito è una cosa esplosiva, cioè non si modifica lentamente, ma si modifica in un tempo rapidissimo, anche al di sotto del minuto. Solitamente in una decina di minuti torna alla normalità lasciando uno strascico che è tipico: sensazione di stanchezza, spossatezza etc. L'attacco di panico singolo è diverso dal disturbo di panico; quest'ultimo è una malattia che ha una frequenza di attacchi più elevata, uno o due attacchi alla settimana, alle volte uno al giorno.

Le tre componenti principali del disturbo di panico sono:

  • Attacchi di panico, più o meno frequenti.
  • Ansia anticipatoria.
  • Condotte di evitamento.

L’attacco di panico ha una durata di 10-15 minuti e ad esso segue una fase che viene definita post-critica; in alcuni casi, tuttavia, si può verificare una condizione che prende il nome di male panico, ovvero che gli attacchi non recedono completamente, ma continuano a susseguirsi, divenendo difficilmente gestibili.

 

Quali sono le cause degli attacchi di panico?
 

Le cause degli attacchi di panico, le tipologie e i sintomi sono variabili. Posnno essere legati a elementi psicologici, ma possono anche essere dovuti da un sentimento di vulnerabilità del paziente. Lo stress, ad esempio, è un fattore che può portare ad avere attacchi di panico. Stessa cosa accade quando vengono ridotte le ore di sonno. Infatti, la deprivazione del sonno ha un effetto provocatorio degli attacchi di panico: se passate una notte insonne la mattina siete elettrici, tant’è vero che per anni sono stati fatti dei tentativi di usare la deprivazione del sonno o selettiva del sonno rem come trattamento della depressione, con risultati non soddisfacenti. L’attacco, inoltre, può paradossalmente venire anche alla fine di una condizione di stress, perché è il calo dello stress che provoca questa condizione predisponente all’attacco successivo. Queste condizioni sono tutte derivanti in maniera diretta dall'ansia: difatti, trascurandola si potrebbe giungere a delle conclusioni davvero spiacevoli sotto ogni punto di vista.

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