31 marzo 2022

Benessere mentale
Stile di vita

Come la psicologia può migliorare il proprio stile di vita

Anche in assenza di psicopatologie è possibile rivolgersi allo psicologo per accrescere il proprio benessere mentale

Secondo il sentire comune, ci si rivolge ad uno specialista solo in momenti di forte crisi e sofferenza. Solo quando si è giunti ad una situazione difficile ed irrimediabile, lo psicologo sembra essere l’ultima spiaggia. 

In realtà, nell’ambito della salutogenesi, lo psicologo si occupa della promozione della salute mentale e del benessere, tramite un intervento mirato a sviluppare e potenziare quelle che la salutogenesi identifica come fonti della salute. Si tratta di elementi che, se opportunamente fortificati, consentono all’individuo di raggiungere il proprio benessere dal punto di vista mentale, fisico, sociale e spirituale. 

Il destinatario dell’intervento ha la possibilità di apprendere come migliorare il proprio stile di vita e imparare a prendersi cura di sé tramite:

  • L’individuazione di uno stile di vita sano;
  • L'ampliamento della rete sociale e relazionale;
  • Il raggiungimento di gratificazioni e soddisfazioni personali;
  • La conquista di una stabilità  emotiva. 

Quali sono dunque, nell’ambito della salutogenesi, le fonti della salute?

 

Autostima 

La prima sfera riguarda la stima di sé stessi

Una definizione condivisa di autostima sembrerebbe essere la seguente: “L’insieme dei giudizi valutativi che l’individuo dà di sé stesso” (Battistelli, 1994). 

Godere di un’alta autostima significa pensare bene di sé stessi, considerando in maniera realistica i propri pregi e i propri difetti. Vuol dire essere consapevoli e tolleranti verso le proprie debolezze, esprimendo al tempo stesso apprezzamento per i propri punti di forza. 

Chi ha un’alta autostima sembra essere a contatto con la realtà, capace di manifestare gentilezza per i propri limiti e in grado di gioire per i propri successi. Una persona con alta autostima tendenzialmente è aperta nei confronti degli altri e nei confronti di nuove esperienze, ha fiducia nelle proprie capacità di riuscita e gode di un’alta autonomia.

Pertanto, avere un’alta autostima sembra essere uno degli ingredienti che garantisce un’alta qualità della vita. 

Chi ha invece una bassa autostima, sembra avere scarsa fiducia nelle proprie capacità, nelle proprie potenzialità e sembra valutare negativamente sé stesso. Come conseguenza può essere tendenzialmente chiuso nei confronti delle nuove  esperienze, può esprimere scarso entusiasmo verso le novità, e può sentirsi bloccato o costretto in un angolo. 

Un individuo con scarsa autostima spesso ha il suo sguardo sull’altro che, al contrario, appare in grado di riuscire nei propri propositi. L’attenzione è inoltre posta e focalizzata sulle proprie debolezze, sui propri limiti e sugli ostacoli della vita. Chi ha bassa autostima può sentirsi inferiore agli altri, dai quali si sente rifiutato, e tende ad arrendersi più  facilmente di fronte alle avversità della vita. 

La scarsa autostima può portare ad escludersi socialmente e può impattare negativamente la propria efficacia personale. Grazie ad interventi mirati, essa può essere costruita e accresciuta. 

 

Assertività 

Il secondo elemento che sembra garantire un’alta qualità della vita è l’assertività, ovvero la capacità dell’individuo di esprimersi e comportarsi in accordo con le proprie emozioni e con i propri pensieri

Una persona assertiva comunica apertamente e chiaramente all’altro evitando di cedere alle persuasioni dell’interlocutore. È libera di esprimere le proprie esigenze e necessità, senza sentirsi in dovere di fornire spiegazioni o giustificazioni per le proprie decisioni e azioni. Chi ha una capacità assertiva sviluppata è immune alle manipolazioni dell’altro e agli effetti  dei sensi di colpa. Ha pieno potere sulle proprie decisioni e sulla propria volontà. 

Lungi dall’essere una capacità che rende rigidi e ciechi nei confronti dell’interlocutore, l’assertività predispone l’individuo ad essere flessibile nelle relazioni: diplomaticamente accetta il confronto, senza entrare in contrasto con l’altro. 

Essere dotati di assertività consente alla persona di godere di un’elevata qualità della vita. L’individuo percepisce di avere maggiore libertà di scelta in circostanze che richiedono  l’affermazione con decisione, e al tempo stesso rispetto, del proprio volere. 

L’assertività è una capacità che può essere sviluppata e concretamente allenata.

 

Autoefficacia 

Il terzo attore che contribuisce ad un’alta qualità della vita sembra essere l’autoefficacia percepita. 

L’autoefficacia, o meglio la percezione della propria autoefficacia, è l’insieme delle credenze che l’individuo ha circa le proprie capacità di essere in grado di fare, esprimere, o  divenire qualcosa

Queste percezioni sono in grado di influenzare il risultato dei propri comportamenti. Possono riguardare il funzionamento di una persona valutato complessivamente o possono essere ricondotte a uno specifico ambito di vita. Ed ecco che ci si percepisce capaci in ambito relazionale, familiare, scolastico, lavorativo, sportivo e così via.

Le credenze circa la propria efficacia sembra si costituiscano lungo l’arco di vita e secondo alcuni studi scientifici sembra dipendano da questi cinque elementi: 

  1. Esperienze di mastery: le esperienze passate in cui si è padroneggiato con successo un determinato compito, contribuiscono a rafforzare il proprio senso di autoefficacia. Proprio perché in passato si è riusciti a fronteggiare una determinata situazione, si crede di esserne in grado nel presente e di poterlo fare nel futuro. 
  2. L’esperienza vicaria: l’osservazione dei successi portati a termine dagli altri, insegna che è possibile raggiungere quel determinato obiettivo e svolgere quel determinato  compito. Questo diventa particolarmente rilevante quando quei successi sono stati compiuti da modelli sociali (genitori / insegnanti) o da quelle persone che si ritenga abbiano delle capacità simili alle proprie (gruppo). 
  3. La persuasione sociale: l’incitamento e l’incoraggiamento di persone significative che credono nelle possibilità dell’individuo di raggiungere i propri obiettivi contribuiscono ad accrescere il suo senso di autoefficacia. La persuasione sociale sembra essere particolarmente efficace quando accompagnata da un sostegno concreto e da un coaching step by step. 
  4. Stati fisiologici e affettivi: godere di salute mentale e fisica vuol dire avere le energie necessarie per percepirsi efficaci. Quando si gode di una buona salute ci si sente  in forma, energici e mentalmente sereni. Ciò predispone l’individuo ad affrontare le sfide che la vita presenta, contribuendo ad aumentare il suo senso di autoefficacia. 
  5. Esperienze immaginative: rappresentarsi mentalmente successi futuri sembra  accrescere il proprio senso di autoefficacia. Poter immaginare scenari in cui si riesce a portare a termine un determinato compito o ad affrontare una data situazione, costruisce fiducia nelle proprie possibilità di riuscita.  

La percezione della propria autoefficacia può essere rafforzata da percorsi mirati ad incrementare questa credenza. 

 

Capacità di problem solving 

Il quarto tassello che sembra garantire il benessere di un individuo è il problem solving, ovvero la capacità di gestire in modo flessibile un problema nel momento in cui si presenta

Da un punto di vista cognitivo, un efficace problem solving percorrere le seguenti fasi: 

  • Formazione di una rappresentazione mentale del problema;
  • Individuazione di una possibile sequenza di azioni da metter in atto per risolvere il  problema;
  • Valutazione e selezione dell’opportuna sequenza di azioni;
  • Attuazione del piano e verifica del risultato.

Quanto più la persona sarà in grado di adattarsi flessibilmente alle richieste dell’ambiente, ricercando possibili soluzioni, tanto più avrà il potere di gestirle al meglio. Tale capacità è trasversale a tutti gli ambiti di vita individuali e relazionali. 

Il problem solving può essere incrementato e potenziato secondo un intervento mirato ad aumentare tale capacità. 

 

Stile di coping 

Il quinto elemento indicato dalla salutogenesi come fonte della salute è lo stile di coping, ovvero la modalità con cui le persone reagiscono nei confronti di circostanze avverse e sfidanti. 

Solitamente il coping viene strettamente associato allo stress, che corrisponde alla risposta dell’organismo rispetto ai solleciti che riceve dall’ambiente esterno e dal proprio interno. La natura dello stress, secondo Lazarus, deriva dalla valutazione che una persona fa circa l’evento sfidante e circa le risorse che ritiene di possedere per potervi fare fronte. Lo stress assume una connotazione negativa, distress, quando a fronte di questa valutazione l’individuo sperimenta ansia, tensione e preoccupazione. 

Le modalità con cui le persone affrontano lo stress sono definite stili di coping, cioè come  le persone rispondono tipicamente alle avversità quando esse si presentano. Più specificamente, rispecchiano le modalità con cui le persone si adattano e rispondono alle situazioni stressanti. 

Esistono strategie di coping funzionali e strategie disfunzionali

Le prime garantiscono una gestione secondo una modalità sana, le seconde tendenzialmente sono poco efficaci e causano ulteriori problematiche.  

L’obiettivo di un percorso psicologico orientato al benessere è quello di favorire strategie funzionali rispetto a quelle disfunzionali. 

seduta dallo psicologo per migliorare benessere mentale

Intelligenza emotiva 

Il sesto componente che sembra favorire il benessere di un individuo è l’intelligenza emotiva.

Concettualizzata la prima volta da Salovey e Mayer (1990), è stata successivamente resa popolare da Goleman nel 1995. In particolare, è stata definita come “la capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli altrui, di motivare noi stessi, e di gestire positivamente le nostre emozioni, tanto interiormente quanto nelle relazioni sociali”. 

L’intelligenza emotiva facilita la comprensione di sé stessi e degli altri oltre il livello razionale. Spalanca le porte su una conoscenza dell’altro basata sul mondo emotivo oltre che quello cognitivo.

Alla base dell’intelligenza emotiva secondo Goleman si possono riscontrare due tipi di competenza: una competenza personale e una competenza sociale. 

La competenza personale include: 

  • Consapevolezza di sé;
  • Padronanza di sé;
  • Motivazione.

La competenza sociale include: 

  • Empatia;
  • Abilità sociali. 

Tramite un intervento mirato a sviluppare queste specifiche competenze, sembra possibile stimolare l’intelligenza emotiva che sta alla base del benessere di un individuo. 

 

Stile di vita sano 

Il settimo ed ultimo ingrediente ha a che vedere con gli stili di vita sani: mens sana in  corpore sano, così dicevano i latini. 

A volte si è abituati a pensare al proprio corpo e alla propria mente come divisi in comportamenti stagni. In realtà, nell’uomo, la realtà corporea e quella mentale sono strettamente collegate. Quando il corpo è sano, il benessere mentale è facilitato, e quando la mente è sana anche il benessere fisico è agevolato. 

Gli stili di vita disfunzionali contribuiscono all’insorgere oltre che di condizioni fisiopatologiche anche di condizioni psicopatologiche. Quelli funzionali, d’altro canto, hanno un significativo effetto benefico: cura del sonno, dell’alimentazione, del movimento,  controllo sugli abusi di alcol, caffeina e nicotina, per non menzionare l’uso di droghe e  stupefacenti. 

Con lo psicologo è possibile individuare quali sono gli elementi funzionali nel proprio stile di vita e accantonare quelli disfunzionali. 

 

Conclusioni 

Superata la credenza che lo psicologo abbia a che fare esclusivamente con la cura dei disturbi della psiche, si apre un nuovo scenario in cui lo specialista è attivo promotore della salute e del benessere mentale

Tramite percorsi mirati è possibile accrescere la propria qualità della vita.

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