26 aprile 2022

Alimentazione

I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione: uno sguardo al di là del corpo

Attualmente i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione rappresentano un importante problema di salute pubblica, in quanto hanno assunto le caratteristiche di una vera e propria epidemia sociale.

In Italia sono più di tre milioni le persone che soffrono di Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, di cui più della metà sono ragazzi tra i 12 e i 25 anni (il 95,9 % sono donne e il 4,1 % uomini), un fenomeno in aumento con la pandemia in corso e spesso sottovalutato sia da chi ne soffre che dai familiari. Il dato più preoccupante è che, in questa fascia d’età, Anoressia Nervosa e Bulimia Nervosa, due tra i principali disturbi di questa sfera della salute, costituiscono la prima causa di morte per malattia.

Soffrire di un Disturbo della Nutrizione e dell’Alimentazione, oltre alle conseguenze negative sul piano organico, comporta effetti importanti anche sotto l’aspetto sociale della persona, limitandone le capacità relazionali, lavorative e sociali.

 

Cosa sono i disturbi del comportamento alimentare

I disturbi del comportamento alimentare sono caratterizzati da una preoccupazione costante nei confronti del cibo e del controllo del peso corporeo, tanto da poter compromettere significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale.

Nella quinta edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5), i Disturbi del comportamento alimentare e i Disturbi della nutrizione caratteristici dell’infanzia sono stati raggruppati in un’unica categoria, i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA). Essi sono stati notevolmente riorganizzati alla luce di nuove forme patologiche, o più esattamente a partire dalla multiformità della stessa patologia, con l’obiettivo di minimizzare l’uso della diagnosi “Disturbo dell’alimentazione non altrimenti specificato” (DANAS).

Il DSM-5 include le seguenti categorie diagnostiche:

  • Pica;
  • Disturbo di ruminazione;
  • Disturbo da evitamento/restrizione dell’assunzione di cibo;
  • Anoressia Nervosa (AN);
  • Bulimia Nervosa (BN);
  • Disturbo da alimentazione incontrollata (BED);
  • Disturbo della nutrizione o dell’alimentazione con specificazione;
  • Disturbo della nutrizione o dell’alimentazione senza specificazione.

Accanto a queste forme cliniche è stata introdotta un’ampia ed eterogenea varietà di disturbi, quali l’Anoressia Inversa, l’Ortoressia, la Night Eating Syndrome, l’Anoressia Nervosa Atipica, la Bulimia Nervosa a bassa frequenza e/o a durata limitata, il Binge-eating a bassa frequenza e/o a durata limitata e il Disturbo purgativo.

 

Quali sono i disturbi del comportamento alimentare

I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione più̀ frequenti sono l’Anoressia Nervosa, la Bulimia nervosa e il Disturbo da alimentazione incontrollata.

 

Anoressia Nervosa: quali sono i comportamenti

Seguendo i criteri proposti dal DSM-5, per Anoressia Nervosa si intende:

  1. Restrizione nell’assunzione di calorie in relazione alle necessità, che induce a un peso corporeo significativamente basso relativamente all’età, sesso, evoluzione dello sviluppo e salute fisica. Il peso corporeo significativamente basso è definito come un peso inferiore al minimo normale o, per i bambini e gli adolescenti, minore del minimo atteso.
  2. Intensa paura di aumentare di peso o d’ingrassare, o comportamento persistente che interferisce con l’aumento di peso, nonostante un peso significativamente basso.
  3. Alterazione del modo in cui viene vissuto il peso e la forma del proprio corpo; eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sulla propria autostima, o persistente perdita della capacità di valutare la gravità della attuale perdita di peso.

Inoltre, ci sono due sottotipi di anoressia nervosa: con restrizioni durante gli ultimi tre mesi; con abbuffate/condotte di eliminazione durante gli ultimi tre mesi.

Per quanto riguarda l’indice di massa corporea (BMI), quando l’anoressia nervosa è:

  • Lieve: BMI ≥ 17
  • Moderata: BMI 16-16,99
  • Severa: BMI 15-15,99
  • Estrema: BMI < 15

 

Bulimia Nervosa: come riconoscerla

Il DSM-5 definisce la Bulimia Nervosa sulla base di:

  1. Ricorrenti episodi di abbuffate. Un’abbuffata è caratterizzata da un lato dal mangiare, in un periodo di tempo circoscritto (per esempio nell’arco di due ore), una quantità di cibo che è indiscutibilmente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo di tempo; e dall’altro dal senso di mancanza di controllo sull’atto di mangiare durante l’episodio (per esempio sentire di non poter smettere di mangiare o di non poter controllare cosa o quanto si sta mangiando).
  2. Ricorrenti comportamenti di compenso volti a prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso-uso improprio di lassativi, diuretici o altri farmaci; digiuno o esercizio fisico eccessivo.

Le abbuffate e le condotte compensatorie inappropriate avvengono in media almeno una volta a settimana per tre mesi. Inoltre, la valutazione di sé è inappropriatamente influenzata dalla forma e dal peso del corpo.

Per quanto riguarda i livelli di severità, la bulimia nervosa è lieve se gli episodi compensatori inappropriati avvengono 1-3 volte a settimana; moderata 4-7 volte; severa 8-13 volte; estrema 14 o più.

donna seduta a terra che mangia gelato

 

Il Disturbo da alimentazione incontrollata

Il Disturbo da alimentazione incontrollata viene definito dal DSM-5 da:

  1. Episodi ricorrenti di abbuffate.
  2. Episodi di abbuffate compulsive.

Quest’ultimi sono associati ad almeno tre dei seguenti comportamenti:

1) Mangiare molto più rapidamente del normale;
2) Mangiare fino ad avere la sensazione dolorosa di essere troppo pieno;
3) Mangiare grandi quantità di cibo pur non sentendo fame;
4) Mangiare in solitudine a causa dell’imbarazzo per le quantità di cibo ingerite;
5) Provare disgusto di sé, depressione o intensa colpa dopo aver mangiato troppo.

Dunque, le abbuffate compulsive suscitano sofferenza e disagio e avvengono, in media, almeno una volta la settimana per almeno sei mesi.

Per quanto riguarda i livelli di attuale severità, il Disturbo da alimentazione incontrollata è lieve se le abbuffate avvengono 1-3 volte a settimana; moderata 4-7 volte; severa 8-13 volte; severa 14 o più.

 

La storia dei disturbi del comportamento alimentare

È necessario fare un passo indietro per comprendere come in ogni periodo storico disturbi mentali di rilevanza epidemiologica o di particolare drammaticità illuminano un aspetto specifico della natura umana, mettendo in evidenza paure e conflitti di quel particolare periodo storico.

L’esplosione esponenziale dei Disturbi Alimentari si va dunque a collocare su uno sfondo socio-antropologico, la cui diffusione sembra legata ad aspetti culturali caratteristici del proprio paese rispetto a cui il disagio psichico sembra adattarsi. Si sono così delineati progressivamente i caratteri di una vera e propria “epidemia sociale” che interessa l’intero mondo Occidentale. Una maggiore frequenza dei Disturbi Alimentari in paesi non Occidentali è stata associata con i processi di globalizzazione, urbanizzazione, l’esposizione e la promozione di un concetto di bellezza ideale.

La diffusione su larga scala della televisione negli anni ‘50 consolida il processo di trasformazione del corpo a immagine. Nello stesso periodo scoppia la prima grande epidemia di Disturbi Alimentari. Non a caso, l’alterazione dell’immagine corporea sarà considerata la principale responsabile del disturbo.

I Disturbi Alimentari vengono ridotti ad una distorsione culturale che dà un valore eccessivo all’esteriorità e all’immagine corporea. Ricercare la causa di tali disturbi attraverso i canoni estetici trasmessi dai mass-media o all’intraprendere una dieta non permette di comprendere a fondo ciò che affligge tali persone, che consiste in una sofferenza ben più profonda.

 

Il tema centrale dei disturbi del comportamento alimentare

Il tema fondamentale dei Disturbi Alimentari viene esplicitato in maniera chiara ed efficace da Giampiero Arciero e Guido Bondolfi nel libro “Sé, identità e stili di personalità”. I due autori, come vedremo in seguito, delineano un excursus storico della nascita dei Disturbi Alimentari, svolgono un’attenta analisi delle esperienze vissute dei pazienti affetti da tali disturbi e infine offrono degli interessanti spunti di riflessione sulla cura dei suddetti disturbi.

Se si presta attenzione alla storia di vita e a quanto viene comunicato dai pazienti affetti da Disturbi Alimentari diventa subito evidente che uno dei punti fondamentali della psicologia clinica dei Disturbi Alimentari è il rapporto con l’altro.

Nelle società Occidentali avviene un fenomeno assolutamente unico: l’accelerazione dei mutamenti di contesto e dei relativi stati emozionali ad essi legati, generata dall’impatto della tecnologia sulla vita dell’uomo. L’espansione senza precedenti delle tecnologie della “sociazione” – come le chiama Kenneth Gergen (1991) – ha portato infatti ad allargare in modo drammatico lo spettro di persone significative e dei modi di contatto, favorendo lo sviluppo di una quantità eccessiva di stati emozionali sincronici ai contesti sociali e rapidamente modificabili parallelamente alla velocità di cambiamento delle circostanze.

Tale velocità e simultaneità spiega perché l’emozionarsi si sia trasformato per molti in un fatto mediato. Tutto ciò genera un modo di essere che è focalizzato sulla rapidità, sulla discontinuità e soprattutto sulla capacità di cogliere prima degli altri una serie di indicazioni che provengono dall’esterno e con un’attenzione centrata per riposizionarsi. La ricerca di sintonia su fonti esterne attraverso cui generare e mantenere la propria identità rappresenta l’elemento distintivo di un nuovo “modo di conformità”.

A questo modo di organizzare l’identità corrisponde l’emergere di una vasta schiera di emozioni “nuove”, nel senso di socialmente trasformate e attraverso cui l’altro diviene parte della propria esperienza emotiva. Attraverso il coinvolgimento con l’altro prendono forma delle emozioni che implicano una consapevolezza sociale quali l’ambivalenza, l’ambiguità, l’indefinitezza, l’indifferenza, la vaghezza, la complicità, la disponibilità, la compiacenza, il vuoto.

Questo nuovo modo di essere comincia ad apparire anche nella letteratura, nella sociologia e sempre con maggiore frequenza nella psicopatologia ovvero nei Disturbi Alimentari, che possono essere definiti come una malattia dello spirito contemporaneo che non ha nulla a che vedere con l’alterazione dell’immagine corporea dettata dai modelli, ma vi è una tematica di focalizzazione importante sull’altro come fonte di accesso a sé.

In sintesi, il tema centrale dei Disturbi Alimentari è come mantenere una stabilità personale dal momento che l’identità si centra continuamente sull’altro: questo senso di “dipendenza ontologica” crea ansia e inquietudine, e se da un lato c’è l’incubo della solitudine e del vuoto, dall’altro c’è il rischio dell’annullamento per l’eccessiva presenza dell’altro.

Il rapporto con l’altro è il fulcro su cui prende forma la dialettica fra la determinazione di sé e la contemporanea demarcazione dall’altro la cui modulazione è rinegoziata in ogni circostanza significativa: in ogni accadimento, cioè, che rimette in gioco l’equilibrio fra il sentirsi autore della propria esperienza e la sua determinazione da parte di altri.

Più una persona sente di aver preso un’iniziativa indipendentemente dagli altri, meno essa si avverte sicura; per cui al percepirsi autonomi è associato un senso d’insufficienza, di poca rilevanza, di svalutazione e d’inautenticità.

Uno dei modi per regolare questo senso d’insufficienza personale è attraverso il corpo, che diviene così uno strumento per modulare la dimensione del confronto con l’altro.

La produzione di stati viscerali sembra dunque essere il filo comune che lega le varie forme di disturbi prodotti nell’ambito dei Disturbi Alimentari. Dalla fame alla pienezza, dal vomito alla diarrea, dalla stanchezza all’impegno muscolare, la focalizzazione sull’esperienza corporea risintonizza un senso di sé che ha perso l’ancoraggio all’altro.

La relazione con il proprio corpo diventa il mezzo che regola la dialettica con l’altro, a cui corrispondere e da cui distinguersi. Il cibo diventa lo strumento per regolare stati d’animo insostenibili e le sensazioni di fame, vomito, sazietà divengono modalità per essere con se stessi di fronte a sentimenti di incapacità e inadeguatezza. Alcuni Disturbi Alimentari possono presentarsi o accentuarsi durante determinati contesti di vita come la perdita di figure di riferimento, la fine di una relazione, il cambiamento di scuola, l’inizio di un nuovo lavoro.

Nel percorso psicoterapeutico è importante saper navigare insieme al paziente rispetto a questa mutevolezza, a questa possibilità di cambiamento. È tutto il contesto di vita che genera dei sintomi, il ruolo della psicoterapia è quello di accompagnare e sorreggere il paziente nel mondo e nel modo in cui accade.

La cura consiste nella riappropriazione della propria storia a partire da come ciò che è esperito interpella la persona, e quindi nella messa a tema del carattere di familiarità con sé che in quelle esperienze è contenuto. È così che possono essere portati alla luce le tendenze e i motivi che ogni volta sostengono l’articolarsi fattuale dell’esistenza. Il metodo della cura trova il suo fondamento nello svolgersi stesso della vita.

 

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